Disturbi alimentari e TBS: la bulimia

In Area Psiche, newsby Deborah

Nella nostra società occidentale, improntata al benessere e alla ricchezza, il cibo è consumato più per piacere che per necessità e i disturbi del comportamento alimentare sono sempre più diffusi. Nei paesi meno sviluppati, dove mangiare non rappresenta un piacere ma un modo per garantirsi la sopravvivenza, questi problemi risultano praticamente sconosciuti.

I disturbi alimentari

I disturbi alimentari, oltre ad essere caratterizzati da un rapporto anomalo con il cibo,  sono accomunati da:

  • un’eccessiva preoccupazione per la forma fisica
  • un’alterata percezione della propria immagine corporea

Alla base di tutto questo sembra esserci una bassa autostima del soggetto: nella società moderna vige l’ideale della magrezza e della linea perfetta e spesso non ci si sente all’altezza, poiché non si rispecchiano completamente questi canoni.
Inoltre, le sensazioni piacevoli e confortanti che il cibo procura alle persone può essere vissuto come un modo di reagire alle difficoltà e alle insicurezze della vita quotidiana.

I disturbi alimentari possono arrivare a danneggiare la nostra salute fisica, oltre che psicologica ed emotiva.

La bulimia

La bulimia, nelle sue svariate forme, è la disfunzione del comportamento alimentare che negli ultimi decenni appare sempre più in aumento.
Letteralmente il termine bulimia significa “fame da bue”.
Questo disturbo si manifesta principalmente come una compulsione irrefrenabile a mangiare, non dovuta tanto alla fame, quanto piuttosto al desiderio inarrestabile di consumare cibo.

La bulimia può condurre ad una totale perdita di controllo nei confronti del cibo e di conseguenza alla sensazione di non essere in grado di gestire la propria condotta e al senso di colpa.

Il rapporto disfunzionale con il cibo

Chi soffre di bulimia cerca di controllare il desiderio evitando di mangiare, ma solitamente ottiene l’esatto contrario, ossia più si sforza di non mangiare e più si lascia andare a momenti di vere e proprie abbuffate, concedendosi il cibo senza ritegno.

Nel caso della bulimia, è necessario intervenire attraverso l’utilizzo di stratagemmi terapeutici che conducano allo sblocco del circolo vizioso poiché, nonostante la maggior parte di questi soggetti sia collaborativa, non è in grado di interrompere razionalmente le proprie modalità disfunzionali.
Questo, del resto, è anche il motivo per cui le diete, prescritte usualmente facendo leva sulla motivazione e la volontà della persona a cambiare il suo sofferto stato, nella maggioranza dei casi naufragano miseramente.

Il problema essenziale della dieta consiste indubbiamente nel suo mantenimento nel tempo, poiché nessuno di noi riesce ad osservare a lungo un regime alimentare troppo restrittivo. Dopo un po’ di tempo, ci si stanca, lo si abbandona, e spesso si ritorna purtroppo ad ingrassare.
Qualunque dieta, infatti, va ad interferire pesantemente con la sensazione fondamentale su cui si basa il nostro rapporto con il cibo: il piacere, ecco allora perché quest’ultimo dovrebbe diventare il principale fondamento di un buon programma alimentare.

La Terapia Breve Strategica nella risoluzione dei disturbi alimentari

Un modello terapeutico efficace ed efficiente nella risoluzione di problematiche connesse ai disturbi alimentari è la Terapia Breve Strategica (TBS).

La TBS si pone come obiettivo principale quello di analizzare, con il paziente, quelle che sono le caratteristiche del disturbo e la sua insorgenza, individuare le tentate soluzioni messe in atto per risolvere il problema e sostituire questi comportamenti e soluzioni disfunzionali con comportamenti e soluzioni nuovi e più funzionali.

Tre principali tipologie di bulimia

Studi empirici hanno permesso di identificare tre principali tipologie di bulimia:

  • Bulimia boteriana: è rappresentata dal 10% della popolazione e comprende quei soggetti che negli anni sono ingrassati a tal punto da ricordare i personaggi dei quadri del celebre pittore colombiano Fernando Botero.
    Si tratta generalmente di persone tranquille, serene, perfettamente adattate al proprio problema, che giungono in terapia solamente perché costrette dal medico o dal dietologo, per via di problemi di salute dipendenti dall’eccesso di peso.
  • Bulimia da effetto “carciofo”: comprende quei soggetti per i quali l’eccesso di peso rappresenta una specie di protezione da problemi affettivi e relazionali e che quindi, per quanto tentino di mettersi costantemente a dieta, non ci riescono mai, oppure ci riescono per un po’, ma poi ricadono nella sintomatologia bulimica. La loro costante lotta con la bilancia e con la dieta, catalizzando completamente la loro attenzione, li tiene al sicuro dal dover affrontare altre dinamiche personali.
  • Bulimia jo jo: si tratta della forma di bulimia più frequente. Sono persone che alternano periodi di dieta, dove riescono a perdere i chili di troppo, a periodi in cui perdono il controllo sul cibo e riprendono tutti i chili persi. Questi soggetti alternano momenti di grande fiducia nelle proprie capacità a momenti di scarsa autostima, per cui l’umore è fortemente condizionato dal rapporto con il cibo.

La bulimia è un disturbo alimentare complesso, ma questo non vuol dire che sia necessario tanto tempo per risolverlo.
In tal senso la Terapia Breve Strategica dimostra ottimi risultati, grazie all’utilizzo di protocolli specifici a seconda della tipologia di bulimia.
Obiettivo in tutte e tre le tipologie è quello di agire attivamente sull’equilibrio disfunzionale che intrappola chi soffre e costruire un sano e duraturo rapporto con il cibo e con se stessi.

La ricerca sull’efficacia dei trattamenti in Terapia Breve Strategica ha mostrato che circa il 91% dei casi è stato portato a piena risoluzione.

Perle di Salute – Posa le posate!

Se trascorriamo un pasto in un’atmosfera di relax e spensieratezza, scegliendo il cibo di nostro gradimento, consumandolo più lentamente, da veri intenditori, da “degustatori” che ne assaporano ogni boccone, non avremo nessuna difficoltà di digestione e, probabilmente, nessuna ripercussione metabolica non voluta.

Proviamo ad applicare una regola molto semplice ma efficace: “POSATE LE POSATE”.
Dopo aver messo un boccone di cibo in bocca, appoggiamo sempre le nostre posate sul piatto o sul tavolo: questo semplice gesto permette di rallentare il ritmo, di mangiare in modo più consapevole invece di svuotare il piatto velocemente e quasi automaticamente.
Non dimentichiamo che i recettori responsabili dei segnali del senso di fame e sazietà si attivano dopo circa 15 minuti dall’inizio della digestione!

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