Cellulite: quando il drenaggio linfatico non funziona
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Ritenzione idrica, buccia d’arancia, cellulite, lipedema. Da terapista ho sentito molti nomi diversi per definire un problema comune.
Le pazienti mi raccontano di vedere le gambe, e soprattutto la zona di fianchi, glutei e cosce, aumentata di volume, con la comparsa dei classici “buchetti”, e di sentirsi gonfie. Alcune riferiscono anche dolore. Certe danno la colpa al cibo, alla pillola anticoncezionale o all’età; altre non sanno spiegarsi perché quella che definiscono “una tremenda ritenzione idrica” sembri essersi stabilita in modo permanente sulle loro cosce. Una cosa però le accomuna tutte: vogliono eliminarla.

Molte donne vivono un rapporto difficile con il proprio corpo e, nel tempo, si confrontano con trattamenti diversi senza ottenere risultati significativi o duraturi. C’è chi rinuncia ad agire, chi si rassegna e chi continua a cercare soluzioni, spesso con grande dispendio di tempo ed energie. Questo porta inevitabilmente a interrogarsi sulle reali cause dell’inefficacia di molti approcci e sulla necessità di comprenderne più a fondo i meccanismi.
L’insieme di disturbi che comunemente viene definito “cellulite” è molto diffuso nel genere femminile ed è legato a una difficoltà degli adipociti, le cellule del tessuto adiposo, di svolgere correttamente la loro funzione: immagazzinare e rilasciare energia.
In queste condizioni gli adipociti accumulano lipidi senza rilasciarli, aumentano di dimensione e interferiscono con le strutture circostanti.
Possono ostacolare la circolazione, causando gonfiore e alterazioni vascolari come la comparsa di capillari evidenti, e irritare il sistema nervoso periferico locale, provocando dolore, spesso alla compressione.
Le cause precise delle alterazioni comunemente definite cellulite non sono ancora del tutto note, ma si ritiene che alla base vi siano disfunzioni ormonali.
Esistono oggi linee guida per il trattamento del lipedema, una patologia codificata in cui questi sintomi si presentano in forma più accentuata.
Non esistono invece indicazioni altrettanto strutturate per le forme più lievi. In questi casi può comunque essere utile adeguare lo stile di vita alle linee guida del lipedema, con l’obiettivo di contenere i sintomi ed evitare un peggioramento nel tempo.

L’approccio prevede trattamenti multidisciplinari che comprendono:
Nei paragrafi successivi ci concentreremo soprattutto sugli ultimi due aspetti.
Per ottenere risultati è fondamentale che nessun ambito venga trascurato e che i trattamenti siano eseguiti con competenza.
Il terapista specializzato inizia sempre con una raccolta accurata dei dati:
Solo successivamente procede alla valutazione dei tessuti, per scegliere il trattamento più indicato
Per quanto riguarda la manualità, non esiste un protocollo standard sempre valido.
In generale il trattamento mira a:
Questo porta alla riduzione del dolore e dello stato infiammatorio locale.
Fondamentale è il rispetto dei tessuti: manovre troppo forti e dolorose non solo non migliorano la situazione, ma possono peggiorarla. Il dolore del paziente va sempre ascoltato.
Le tecniche utilizzate devono essere dosate per favorire il drenaggio e non creare congestione, come può accadere con un uso eccessivo di forza nelle manovre defibrotizzanti.
È accettabile solo un dolore lieve e sopportabile; se si esagera, si rischia di provocare edema.
Le manovre più intense devono essere sempre accompagnate da tecniche che favoriscano lo scarico dei liquidi.
Solo un corretto equilibrio tra le diverse manualità consente di ottenere risultati soddisfacenti.
Il drenaggio linfatico manuale, grazie alla sua azione sul sistema linfatico e sul microcircolo, permette di favorire lo scarico dei liquidi e di contenere la risposta infiammatoria locale; per questo motivo è indicato dalle linee guida come componente fondamentale del trattamento.

Un altro punto centrale è l’elasto-compressione, essenziale e probabilmente lo strumento più efficace.
Ottimi risultati si ottengono con l’utilizzo di calze o indumenti compressivi, purché certificati. Nei casi diagnosticati è il medico a prescriverne l’uso. Esistono diverse soluzioni, anche per forme lievi o preventive.
Nelle fasi iniziali, quando i volumi corporei possono variare rapidamente, è spesso preferibile il bendaggio linfatico multistrato, che mantiene e prolunga i benefici ottenuti durante la seduta di drenaggio linfatico manuale.
In sintesi, gli errori più frequenti includono:
La competenza del professionista riveste quindi un ruolo determinante. Una formazione specifica nella terapia decongestionante complessa (TDC) consente di applicare correttamente le diverse tecniche, di accompagnare il paziente lungo il percorso terapeutico e di fornire indicazioni utili per l’autotrattamento e la prevenzione delle ricadute.
È in questo contesto di collaborazione attiva tra terapista e paziente che diventa possibile ottenere risultati concreti e duraturi.
Un trattamento efficace non si limita alla sola area in cui è presente la cellulite, ma considera il corpo nel suo insieme, coinvolgendo anche altre zone funzionalmente collegate, come addome o collo, con l’obiettivo di favorire un drenaggio più efficiente. Agire esclusivamente sulla zona interessata rischia infatti di essere poco efficace se non si tengono in considerazione i principali distretti di scarico.
Le manovre possono risultare anche intense, in particolare quando si interviene sulle fibrosità tissutali, ma non devono mai diventare insopportabili. Un dolore eccessivo non rappresenta un indicatore di efficacia. Il trattamento deve quindi essere sempre calibrato, rispettoso e adattato alla risposta del paziente.
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