Sciatalgia: sintomi, cause e terapie

Sciatalgia: di cosa si tratta

Con il termine sciatalgia viene indicato un dolore che la persona avverte lungo il territorio innervato dal nervo sciatico (vedi figura a lato).

Il nervo sciatico è un nervo spinale, ossia origina dalla colonna vertebrale; in particolare appartiene a quei nervi della regione lombare che si dirigono verso l’arto inferiore innervandolo al fine di controllarne movimenti e sensibilità.

 

Sciatica o sciatalgia: sintomi e complicazioni

I sintomi peculiari di una sciatica sono un dolore che origina nella colonna lombare e che si estende o si irradia generalmente alla regione glutea, alle parti posteriori e talvolta anche anteriori o laterali, della coscia, della gamba e del piede.

I sintomi non si limitano solo al dolore ma possono comprendere disturbi della sensibilità, la quale può essere:

  • aumentata, perciò si parla di iperestesia
  • diminuita (ipoestesia)
  • disturbata: pertanto il paziente può percepire, nel territorio dello sciatico, sensazioni tipo formicolio, bruciori, sensazioni di punture di spillo, etc…

Questi disturbi di tipo percettivo cadono sotto il nome di disestesie o parestesie.

In alcuni casi  si può arrivare alla completa mancanza di sensibilità in parte od in tutto il territorio del nervo sciatico. In queste situazioni si parla di anestesia.

Altri sintomi, decisamente più gravi, possono riguardare la forza, la quale può diminuire sino alla perdita totale; in questo caso si parla di paralisi dei muscoli innervati dallo sciatico.
Il paziente può manifestare una difficoltà/impossibilità a rimanere o camminare in punta di piedi, sui talloni o manifestare una zoppia o uno “steppage”, ossia un cammino caratterizzato dal dover sollevare in modo eccessivo il piede dal pavimento poiché non più funzionanti i muscoli che sollevano la punta del piede.

Principali cause della sciatalgia

Solitamente le cause che provocano una sciatalgia sono da ricondurre ad una compressione del nervo sciatico in un punto del suo percorso.

Molto spesso questa compressione avviene a livello lombare, presso le strutture dalle quali origina; queste vengono chiamate “radici”.

Le cause più frequenti comprendono:

  • erniazione (figura) del disco intervertebrale
  • artrosi complicata dalla presenza di particolari sporgenze ossee (osteofiti) che si generano vicino alle radici dello sciatico comprimendolo
  • restringimento del canale vertebrale (stenosi spinale).

 

Altre cause possono essere problematiche legate alla mobilità delle articolazioni della colonna lombare o a carico dell’articolazione fra sacro e bacino (articolazione sacro-iliaca), oppure patologie reumatiche.

 

Persino i muscoli possono provocare un dolore di tipo sciatico, in particolare il muscolo piriforme (figura), i muscoli piccolo e medio gluteo ed i muscoli posteriori della coscia.
Questi muscoli possono essere semplicemente induriti o contratti, oppure possono ospitare dei “trigger point”, ossia dei punti grilletto miofasciali che fra le loro caratteristiche hanno quelle di proiettare il dolore a distanza e vanno opportunamente trattati.

Valutazione e terapia della sciatica

Come si può comprendere facilmente, la sciatalgia è un disturbo piuttosto complesso e che interessa parecchie strutture, dalla zona lombare sino al piede.
Quindi, al fine di impostare la cura migliore è essenziale una corretta diagnosi.

Oltre alla valutazione clinica del medico (soprattutto ortopedico, reumatologo, anestesista, neurologo o neurochirurgo), i mezzi diagnostici strumentali normalmente utilizzati vanno dalla semplice radiografia alla  TC, alla Risonanza Magnetica sino ad un esame della funzionalità del nervo chiamato Elettro-Mio-Grafia (EMG).

Le terapie, a seconda della gravità, si dividono essenzialmente in:

  • chirurgiche
  • conservative

Fra quelle conservative, una menzione particolare la si deve alle terapie manuali, e nello specifico all’osteopatia, che, quando indicata, può  apportare rapidi benefici, migliorando il dolore, la mobilità del paziente ed infine la qualità della vita del paziente.
L’osteopatia consta di tecniche manuali che si rivolgono sia ai tessuti molli che alle articolazioni, ripristinandone l’equilibrio funzionale.

Recenti studi scientifici incoraggiano inoltre a ricorrere all’agopuntura in caso di sciatalgia, dato gli ottimi risultati in termini di efficacia e l’assenza di effetti collaterali.

Perle di Salute – Sciatica e autotrattamento

Quando siamo in presenza di un dolore in regione glutea di origine muscolare, è spesso utile eseguire un autotrattamento con una pallina da tennis, secondo le seguenti indicazioni:

  • Sdraiati e individua il punto dolente nei tuoi glutei o sulla schiena.
  • Posiziona la palla da tennis in quel punto.
  • Rilassati e muovi lentamente la palla con il tuo corpo.
  • Premi la palla sul punto prescelto per 30-60 secondi o fino a quando il dolore inizia ad attenuarsi.

La terapia dell'acqua

L’acqua è uno strumento valido per aiutare ognuno a ritrovare consapevolezza del proprio corpo, poiché aiuta a porre attenzione su alcuni effetti che gli stimoli provocano in noi e, da qui, procedere per migliorare alcune delle sue fisiologiche funzioni.

La cura dell’acqua, come tradizionalmente intesa e poi più recentemente rifondata a partire da Kneipp in poi, è più di un semplice ciclo di trattamenti complementari ad altre tecniche, è un vero e proprio stile di vita in cui il soggetto paziente è altamente responsabilizzato nell’assunzione della cura quotidiana del proprio stato di salute.

La maggior parte delle applicazioni consigliate possono essere facilmente riprodotte e personalizzate a seconda del grado di intensità degli effetti che vogliamo indurre e adeguabili alle condizioni e possibilità di reazione della persona; i benefici sulla regolazione dei processi che guidano il corpo sono sempre più evidenti.

Come terapisti contemporanei possiamo riprendere alcune delle indicazioni delle tecniche idroterapiche (tradizionali e della recente trasposizione in chiave scientifica) di questa affascinante disciplina come coadiuvanti delle tecniche manuali e come utili consigli di igiene quotidiana da proporre ai nostri pazienti.

Sfruttando le capacità chimiche, meccaniche e termiche dell’acqua è possibile definire il percorso di trattamento più adatto per la gestione di alcune tra le più comuni patologie, combinando in maniera adeguata uno o più delle reazioni causate da questi stimoli, dosando accuratamente la somministrazione nel tempo e nell’intensità.

Dentizione e Terapia Craniosacrale

Le disfunzioni craniche possono influenzare la posizione dei denti e perciò un’accurata ispezione della dentatura può, di riflesso, fornire numerose informazioni riguardanti la condizione del cranio.

Lo sviluppo della forma delle arcate dentarie e del volto è significativamente influenzato anche dalla muscolatura che le circonda, internamente ed esternamente (le ossa del bambino sono ancora molto deformabili). Se, durante la crescita, questi muscoli non vengono adeguatamente stimolati, l’intero sistema potrebbe risentirne.
In questo senso, l’alimentazione riveste un’importanza assoluta: l’allattamento al seno contribuisce ad uno sviluppo armonico delle strutture ossee e condiziona positivamente la deglutizione. La suzione richiede al neonato uno sforzo che, creando pressioni notevoli all’interno del cranio, aiuta al corretto e fisiologico posizionamento delle strutture e alla gestione di eventuali lesioni.

Questo è un fattore molto importante per lo sviluppo del sistema craniomandibolare in generale.

Intorno al quinto anno di vita comincia il riassorbimento della prima dentizione: si formano diastasi fisiologiche (soprattutto tra gli incisivi) per creare spazio sufficiente per la dentizione permanente. Questo momento presenta un’alta variabilità temporale riguardante la sequenza tipica di comparsa dei denti.
Parallelamente allo sviluppo dei denti avviene una crescita coordinata delle lunghezze delle arcate dentali, delle ossa del palato e, conseguentemente, di altre ossa del cranio a queste relazionate.

Le terapie manuali, e nello specifico la Terapia Cranio Sacrale, consentono un monitoraggio di tutti quegli elementi chiave che possono determinare la salute della dentizione, prevenire e ridurre eventuali disfunzioni presenti, soprattutto se cominciate già in tenera età

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Podopatologie: cosa sono, relazioni e azioni con la riflessologia

Il termine podopatologie è stato coniato per significare stati patologici che affliggono i piedi, strutture corporee di importanza fondamentale che sostengono il nostro corpo, fondamentali nella funzione di locomozione e, soprattutto, organi di senso alla base dell’equilibrio e che si interfacciano con tutto il nostro sistema posturale.
Marco Caldironi, docente e terapista CSTM: “Ho sempre notato che alcuni argomenti, come ad esempio l’alluce valgo, suscitano sempre molto interesse in diversi ambienti, spesso anche al di fuori di un ambito didattico formativo, addirittura riesce ad essere di intrattenimento anche in qualche salotto. Ciò dimostra quanto sia impattante una patologia del genere, colpisce una buona fetta della popolazione, maggiormente quella femminile. Al di là dell’aspetto estetico, quando oltre la deviazione in valgo del 1°dito del piede si associa anche il dolore, diventa impossibile ignorare il problema.
Non c’è niente da fare, quando i piedi fanno male, hai quel dolore che ti arriva fino alla testa!Io dico sempre che i piedi sono come i denti: quando fanno male il dolore è insopportabile e, di solito, vuol dire che il danno è fatto. Ci si rende conto della loro importanza solo quando la loro funzione viene a mancare…”.

Siamo sicuri di dedicare loro le cure necessarie e che si meritano?

La biomeccanica del piede

I piedi sono strutture muscolo-scheletriche molto complesse.
Se li analizziamo sotto un profilo biomeccanico, possiamo percepirne la complessità dei movimenti che sono in grado di realizzare.
Basti pensare che a tutt’oggi non esistono endoprotesi in grado di sostituirne completamente la struttura scheletrica. Anche le protesi esterne, tipicamente quelle utilizzate nei casi di amputazione dell’arto inferiore, anche quelle tecnologicamente più avanzate, non sono in grado di riprodurre fedelmente ciò che fanno i nostri piedi.

Troppo complessi: un piede ha 26 ossa e 33 articolazioni!

Ecco che si apre un argomento di dimensioni gigantesche: la biomeccanica articolare del piede.
Pur essendo una materia molto complessa, può risultare affascinate scoprirne alcuni segreti.

Uno studio e una comprensione dei meccanismi principali, perlomeno alle linee essenziali, possono aiutare decisamente a capire quale sia la causa di molte patologie, soprattutto di quelle patomeccaniche, ossia quelle in cui un cattivo funzionamento meccanico sia fonte del danno.

Riflessologia e olismo

La visione olistica di un terapista dovrebbe spingerlo a vedere a 360 gradi non solo la persona che tratta, ma anche la conoscenza della propria disciplina, allargando le proprie conoscenze a tutto ciò che può interagire con la propria tecnica, la riflessologia plantare.
Questo, ad esempio, è il caso del riflessologo del piede che non può non annoverare tra le sue conoscenze nozioni di carattere ortopedico, vascolare, nervoso e dermatologico.

Una più profonda conoscenza della struttura del piede fornisce una maggiore consapevolezza di quello che si sta facendo. La presenza di una determinata patologia del piede può alterare qualsiasi lettura di una risposta riflessa, può inficiare la qualità del trattamento stesso, può forviare il terapista nella sua scelta terapeutica.
In buona sostanza, si tratta di capire se un punto o un’area riflessa fornisce una risposta dolorifica a causa di un problema presente al corrispondente organo o apparato, oppure se sotto quel punto o area c’è un problema intrinseco al piede.
Maggiori conoscenze poi si traducono in maggiori competenze, riducendo il rischio di trarre conclusioni sbagliate circa l’origine dei disturbi cui può essere affetto un soggetto, non basta la sola interpretazione riflessologica.

Perle di Salute: conoscere potenzialità e limiti

Il terapista riflessologo conosce le potenzialità della sua tecnica, ma è corretto che ne conosca anche i limiti.
Lo studio delle principali patologie del piede richiede qualche sforzo, l’argomento è decisamente vasto. Per non spaventarsi, si può provare con un semplice studio da autodidatta assumendo le nozioni con piccole letture quotidiane.

In alternativa, specifici corsi di aggiornamento professionale possono rilasciare tali conoscenze in tempi molto più brevi e fungere da “rompighiaccio” in quel mare di informazioni.

Congestioni nasali e raffreddore: liberi di respirare con le tecniche manuali

raffreddore

L’inverno, si sa, porta con se i malanni di stagione soprattutto congestioni nasali e raffreddore. Quello che si conosce meno è che spesso, soprattutto nel caso in cui essi vengano trascurati, possono protrarsi anche oltre la primavera!

Molte persone si avvicinano alla cura solamente dopo aver raggiunto livelli sintomatologici insopportabili.  Questo è particolarmente vero nel caso di patologie come raffreddore, tosse, sinusite, rinite, bronchite, i cui effetti arrivano addirittura a condizionare profondamente le capacità respiratorie dell’individuo, tanto da indurlo ad intraprendere un percorso, spesso tardivo, che gli consenta di tornare a respirare profondamente ed efficacemente.

Trattare le patologie respiratorie con le tecniche manuali

Con le tecniche manuali è possibile trattare le congestioni e le densità tissutali che si sviluppano dopo queste patologie, accelerando i tempi di guarigione, diminuendo le possibilità di ricaduta ed interrompendo la conservazione di uno stimolo antalgico.

Liberi dalle congestioni, liberi di respirare… a pieni polmoni!

La Terapia Craniosacrale per attivare il sistema immunitario

terapia cranio sacrale

Il nostro sistema di difesa

Il sistema di difesa del nostro organismo è formato da cellule diverse, ognuna con funzioni specifiche, e molecole circolanti che lavorano insieme per riconoscere ed eliminare gli agenti estranei all’organismo (come batteri, parassiti, funghi e virus, ma anche cellule infettate da agenti patogeni e cellule tumorali).
Alcune di queste strutture sono presenti già alla nascita, come ad esempio le barriere fisiche (naso, bocca, saliva…), mentre altre si acquisiscono in risposta ad attacchi esterni.
Quest’ultimo gruppo di cellule risiede nelle stazioni del sistema linfatico (linfonodi), costituito da un articolato sistema di vasi, la cui presenza anche nel cervello è stata provata recentemente, smentendo la convinzione consolidata (e radicata da oltre un secolo) dell’isolamento dell’encefalo dal sistema linfatico e quindi da quello immunitario (Louveau et al., Structural and functional features of central nervous system lymphatic vessels, in Nature 533, 278 (2016)).

L’approccio osteopatico

Il dottor Still, padre dell’osteopatia, fu molto probabilmente il primo a notare il legame fondamentale fra la salute, il movimento e la libera circolazione del fluidi nel corpo, ancor prima dello studio del team di Louveau:

“Il liquido cerebrospinale è il più nobile elemento conosciuto contenuto nel corpo umano e se il cervello non fornisce abbondantemente questo liquido, il corpo rimane in condizione di invalidità.
Chi è capace di ragionare si accorgerà che questo grande fiume della vita deve essere aperto e i campi che inaridiscono devono essere irrigati subito o il raccolto della salute andrà perso per sempre”.

La stimolazione della Terapia Craniosacrale

La Terapia Cranio Sacrale, nello stimolare le strutture craniche, sfrutta la potenza trofica del liquor, che ha “intelligenza innata con cui modella la testa” e che può essere indirizzato ovunque per correggere potenziali disfunzioni, eliminare le stasi di liquidi, rendendola in questo senso efficace nella stimolazione del sistema immunitario.

In particolare, le manovre di stimolazione del IV ventricolo cerebrale, consentono di modulare gli scambi vitali dell’organismo, utilizzando l’attività disintossicante del liquido cefalo rachidiano proprio a livello del IV ventricolo, sede di tutti i principali centri del parasimpatico.

Indirettamente, sarà possibile provocare effetti rilevanti sulla funzionalità globale del sistema immunitario (ad esempio, in caso di infiammazioni croniche, come la psoriasi).

La gestione dei disturbi otorinolaringoiatrici

Data la sua capacità di drenaggio dei liquidi, il cui ristagno non fisiologico potrebbe accompagnarsi a infiammazione, la Terapia craniosacrale risulta essere un valido aiuto anche per la gestione dei cosiddetti disturbi ORL (otorinolaringoiatrici), estremamente diffusi anche tra i bambini (si stima che almeno il 20% dei bambini sotto ai 3 anni abbia già sofferto di otite – Rovers et al., Otitis media, in Lancet 363, 2004).
Queste patologie sono causate principalmente dall’ipertrofia delle canalizzazioni previste per il transito aereo (i seni aerei) le cui mucose interne tendono perciò a congestionarsi.

Si stima che i bambini soffrano in media da 6 a 8 raffreddori all’anno e che dal 5 al 10% delle infezioni delle vie respiratorie superiori siano complicate da sinusite: il trattamento craniosacrale risulterà particolarmente efficace sia per gestire che per prevenire eventuali sinusiti riportando alla fisiologica funzionalità i seni arei.

La Terapia Cranio Sacrale si dimostra un valido aiuto, insomma, particolarmente in questo preciso momento storico di pandemia, per allenare e mantenere in perfetto funzionamento la nostra immunità innata e stimolare la risposta alle infezioni respiratorie.

Perle di Salute: un aiuto dall’acqua

Un rimedio particolarmente indicato per stimolare la risposta immunitaria globale dell’organismo e facilmente eseguibile a casa, consiste nell’eseguire delle spugnature parziali con acqua fredda (dapprima a temperatura ambiente e poi il più fredda possibile) della parte superiore del corpo (arti superiori e tronco).
Questo semplice gesto, ripetuto con costanza, stimola la circolazione periferica e contribuisce a rinforzare le difese immunitarie dell’organismo.

Il dolore all'anca: un approccio con tecniche manuali dolci

L’anca è l’articolazione prossimale dell’arto inferiore, è la seconda del corpo umano per dimensioni, dopo l’articolazione del ginocchio ed è dotata di grande mobilità ed allo stesso tempo di notevole stabilità. Queste due caratteristiche, contrapposte, la espongono a tensioni, dolori e consumo precoce.

Il dolore all’anca è un disturbo che può colpire chiunque, a qualunque età e per cause diverse: ne possono soffrire sia le persone sedentarie, come chi guida, sia gli sportivi, tanto chi corre quanto chi pratica hockey o calcio.

I sintomi tipici sono dolore e rigidità a carico di anca, inguine e glutei.
Le cause sono molteplici e vanno dal sovrallenamento alla sedentarietà, dai disequilibri posturali a quelli muscolari sino a microtraumi ripetuti ed all’artrosi.

Attraverso precise tecniche manuali, dolci e mirate, è possibile influenzare positivamente la salute di questa articolazione, ritardando o prevenendo, dove possibile, l’insorgenza dei processi degenerativi che la contraddistinguono.

Per il terapista attento diventa fondamentale apprendere come curare e prevenire i disturbi che affliggono l’anca, sempre più comuni tra i nostri pazienti.
Attraverso un intenso percorso formativo, vengono fornite precise indicazioni sull’utilizzo clinico delle tecniche manuali apprese.

Rafforzare il sistema immunitario con il Drenaggio Linfatico Manuale

Le foglie cominciano a cambiare colore, le giornate si accorciano, le stufe e i camini riscaldano le case. Siamo ormai in autunno e con le temperature più basse arriva anche l’influenza stagionale.
Fortunatamente il nostro corpo è dotato del sistema immunitario che ci protegge da eventuali malattie. Ma vediamo più nel dettaglio come funziona e come possiamo aiutarlo.

Come ci proteggiamo: la difesa immunitaria

Il sistema di difesa del nostro corpo si occupa di proteggerci da tutto quello che, dall’esterno o dall’interno, entra in contatto con il nostro organismo e che il sistema ritiene non utile o addirittura nocivo.
Questo “nemico” prende il nome di agente patogeno o antigene.
Per essere certi che l’antigene venga fermato, la difesa immunitaria ha 3 “scudi” protettivi.

La pelle e le mucose, insieme ai loro secreti (muco, saliva e succhi gastrici in particolare), si occupano di tenere i nemici lontani quando questi vogliono entrare nel nostro corpo. Se qualcuno di loro riesce a sfuggire, allora entrano in gioco delle cellule del sistema immunitario che “mangiano” qualsiasi invasore incontrino, in un processo definito fagocitosi. Se qualche antigene sfugge e continua a circolare, nonostante le prime due linee di difesa, entrano in gioco dei meccanismi più specifici, che combattono servendosi di “soldati speciali”, i linfociti T e i linfociti B. I linfociti riconoscono l’antigene e subito mettono in atto una vera battaglia per contenere il contagio ed eliminare virus o batteri tramite le loro armi, tra queste troviamo gli anticorpi.

Per quali motivi ci ammaliano?

Tutto questo ci fa capire quanto il nostro sistema immunitario sia davvero molto organizzato per proteggerci. In alcuni casi però, il nostro personale esercito immunitario non è in grado di resistere agli attacchi. Alcune malattie, le condizioni ambientali in cui ci troviamo, la dieta e più in generale lo stress di ogni tipo, abbassano le nostre difese e ci fanno diventare vulnerabili.

Perché ci ammaliano di più in inverno

A volte siamo sovraesposti ad un antigene; cioè la quantità di batteri, virus o altri patogeni, con cui veniamo in contatto, è davvero troppo elevata perché il nostro sistema immunitario riesca a bloccarla.
Questo è il caso della cosiddetta influenza stagionale. Rimanendo molto tempo al chiuso, le quantità degli agenti patogeni sono molto concentrate nell’ambiente. Una buona soluzione potrebbe essere quella di areare più spesso il locale, oppure, se possibile, trascorrere più tempo all’aria aperta.

Prevenire è sempre meglio che curare

In questo particolare anno, dove ammalarsi ci sembra qualcosa da evitare con tutte le forze, è fondamentale non farci cogliere impreparati e in molti sono già ricorsi alla prevenzione. Infatti, per restare in salute dobbiamo agire quando stiamo bene e le nostre difese immunitarie sono forti, per mantenerle tali.
Questo è il vero significato di prevenzione: agire prima!

Oltre alle cure omeopatiche, alla nutrizione,… anche le terapie manuali ci vengono in aiuto.
Il Drenaggio linfatico manuale è in grado di agire sul sistema immunitario.

Sistema linfatico e difesa del corpo vanno di pari passo. Le cellule immunitarie, infatti, sono presenti in tutto il corpo, ma per la maggioranza è presente in strutture che definiamo linfatiche. Tra queste troviamo:

  • le tonsille, accumuli di tessuto linfatico posti a formare un anello vicino alle vie di ingresso principali del corpo (naso e bocca),
  • ma anche i linfonodi, comunemente chiamati “ghiandole”, spesso in rilievo quando non ci sentiamo bene.

Proprio dei linfonodi si occupa il drenaggio linfatico manuale. I linfonodi sono delle vere e proprie stazioni di filtraggio attraverso le quali passa la linfa, un liquido trasparente presente nel nostro corpo che trasporta scorie e sostanze da eliminare.
Nei linfonodi risiedono moltissime cellule immunitarie; queste selezionano il contenuto della linfa ed attaccano eventuali nemici per eliminarli, o renderli inoffensivi.
Se siamo colpiti da un patogeno, le cellule immunitarie aumentano di numero, gonfiando il linfonodo e provocando nella persona sensazione di dolore e/o fastidio. Dopo che la battaglia viene vinta, i linfonodi ritornano alla normalità ed il dolore scompare. Per questo bisogna evitare di toccare un linfonodo dolente o ingrossato, non dobbiamo interferire con la risposta immunitaria.

Con il linfodrenaggio, e la sua manualità particolarmente leggera, riusciamo a stimolare i linfonodi sani a filtrare maggiormente la linfa, aumentandone la velocità di deflusso e, in pratica, ripulendo i filtri del nostro corpo. In questo modo, quando il sistema immunitario verrà nuovamente a contatto con un antigene, sarà pronto ad occuparsene, non dovendo smaltire i precedenti residui.

Eseguire qualche seduta di drenaggio linfatico manuale, a scopo preventivo, aiuta dunque il nostro sistema immunitario ad essere più performante nell’affrontare eventuali minacce.
Il trattamento risulta essere anche molto utile per eliminare gli strascichi di eventuali patologie pregresse, in tempi decisamente più veloci.

Perle di Salute: movimento e igiene di vita

La maggior parte dei linfonodi si trova nella regione del collo, del viso e vicino alle articolazioni (cavo ascellare, zona inguinale). Il movimento articolare è in grado di creare una leggera spremitura dei linfocentri; per questo motivo risulta sempre utile fare movimento, in particolare eseguire lo stretching del collo (come mostrato in figura) e gli esercizi di rotazione delle spalle.


E’ anche sempre consigliabile seguire una dieta sana, evitando bevande alcoliche e fumo, dormire 7/8 ore per notte e prestare attenzione all’igiene corporea.

Crampo notturno: trattamento e benefici con la terapia manuale

Crampi: di cosa stiamo parlando

Il crampo muscolare è una contrazione massimale improvvisa di uno o più muscoli; tale contrazione è involontaria, intensa e dolorosa ma, generalmente, di breve durata.
Il crampo può manifestarsi a carico di qualunque muscolo, in persone sane e di ogni età.
Possono insorgere durante o successivamente ad un’attività fisica oppure a riposo, prediligendo la notte e colpendo le gambe.
Talvolta i crampi sono un aspetto di patologie sistemiche o neuro-muscolari degenerative.

I crampi notturni

I crampi notturni sopraggiungono comunemente durante il sonno, in persone tendenzialmente sane.
Le fitte che procurano sono molto intense e spesso immobilizzano momentaneamente la parte colpita. Questa è, con maggiore frequenza, la gamba, per cui i muscoli afflitti sono quelli del polpaccio, del piede e delle dita.

I crampi notturni durano di solito pochi minuti o poche manciate di secondi, tuttavia il dolore è tale che la durata appare maggiore.

Spesso determinano frequenti risvegli della persona, la quale accusa anche un po’ di apprensione prima di andare a riposare in quanto presume o teme che il crampo le farà una sgradita visita.
Inevitabilmente il riposo può essere disturbato e la persona stanca il giorno seguente.

Possibili cause dei crampi

All’origine dei crampi notturni ci possono essere numerosi fattori:

  • quelli più frequenti sono da ricercarsi in eventuali carenze o disequilibri negli elementi necessari al normale funzionamento della contrazione muscolare come il potassio, il magnesio, il calcio, la vitamina B1, gli zuccheri, l’ATP…
  • oppure possono essere favoriti da alcune sostanze chimiche come l’acido lattico che si accumula durante l’esercizio fisico intenso, la caffeina, la nicotina…
  • in altri casi la persona può assumere alcuni farmaci o avere delle patologie che alterano il metabolismo come l’ipotiroidismo, il diabete, l’alcolismo… che possono facilitarne l’insorgenza.

La valutazione dei crampi muscolari di origine “benigna”, in persone che sono sostanzialmente sane, si concentra principalmente sulla clinica e sul racconto del paziente.

I fattori che possono contribuire alla comparsa del crampo sono:

  • la perdita di sensibilità (formicolio)
  • la rigidità
  • gli accorciamenti muscolari
  • la debolezza muscolare
  • il dolore muscolare.

Un altro fattore da indagare ed eventualmente correggere è quello che riguarda la corretta idratazione; spesso molti soggetti afflitti da crampi non ripristinano i liquidi persi durante la giornata, sia che abbiano svolto attività fisica o che abbiano lavorato normalmente con sudorazione più o meno intensa,  sia che abbiano avuto disturbi, talvolta ricorrenti come episodi di diarrea (comune magari in chi soffre di colon irritabile) o vomito, magari in donne durante i primi mesi di gravidanza.

Il trattamento dei crampi con la terapia manuale

Nella nostra esperienza, escluse problematiche sistemiche, neurologiche o neuromuscolari, il trattamento manuale di contratture e accorciamenti a carico dei muscoli della gamba, come il tibiale anteriore, il soleo ed i gemelli, ha portato grande sollievo e spesso la completa risoluzione dei crampi notturni anche in persone che ne soffrivano da anni.

In altri casi abbiamo osservato come il trattamento dei disturbi dei tratti lombare o sacrale della colonna vertebrale abbiano contribuito alla soluzione definitiva del problema.

Prevenire i crampi notturni

A seguito di quanto sopra, la prevenzione è fondamentale e consiste nello stretching dei muscoli della gamba, da effettuarsi per qualche minuto prima di andare a letto, anche se sarebbe opportuno svolgerlo più volte nell’arco della giornata.
Inoltre, è sempre auspicabile una ginnastica di tipo aerobico per tutto il corpo almeno due volte la settimana.

Il massaggio delle gambe e della schiena, in chi soffre di questo disturbo, è sempre fortemente consigliabile. Le tipologie di massaggio che vengono consigliate in questi casi sono il massaggio classico, anche profondo, il massaggio miofasciale ed il massaggio del tessuto connettivo; quest’ultimo è particolarmente indicato per favorire il normale afflusso di sangue arterioso ai muscoli, in questo caso delle gambe, al fine di migliorarne l’ossigenazione.

Perle di Salute: ecco come prevenire i crampi notturni alle gambe ed al piede!

Ripetiamo più volte al giorno e, soprattutto, prima di andare a letto i seguenti due esercizi:

1- Nell’arco della giornata e per più volte al dì, utilizzando un gradino, allungare i muscoli del polpaccio per almeno 30 secondi, come mostrato nella figura.
È particolarmente utile effettuare questo esercizio prima di andare a dormire, ripetendolo almeno 3 volte.

 

 

2- Anche questo secondo esercizio risulta particolarmente utile; tuttavia, data la tecnica, è più facile eseguirlo la sera, prima di andare a letto, per almeno 30 secondi per piede, ripetendolo almeno 3 volte (vedi foto).

Disgrafia: di cosa si tratta e intervento con la Terapia cranio sacrale

Il Disturbo Specifico di scrittura si definisce disgrafia o disortografia, a seconda che interessi rispettivamente la grafia o l’ortografia, e rientrano tra i DSA (Disturbi Specifici dell’Apprendimento), disturbi che si manifestano nelle modalità di apprendimento, che comprendono, tra gli altri, dislessia, discalculia e disprassia.

Disgrafia e disortografia: di cosa si tratta

Con disgrafia si fa riferimento al controllo degli aspetti grafici, formali, della scrittura manuale, ed è collegata al momento motorio-esecutivo, che viene svolto con  minore fluidità e qualità.
La disortografia riguarda invece l’utilizzo, in fase di scrittura, del codice linguistico in quanto tale ed è all’origine di una minore correttezza del testo scritto, che viene fatta risalire ad un deficit di funzionamento delle componenti centrali del processo di scrittura, responsabili della transcodifica del linguaggio orale nel linguaggio scritto.
Entrambe, naturalmente, sono definite in rapporto alle prestazioni attese riferite all’età anagrafica dell’alunno.

Breve storia del termine “disgrafia”

Inizialmente la disgrafia fu definita agraphia, termine ideato dal medico austriaco Josef Gerstmann (1940).
Successivamente nel 1998, H. Joseph Horacek, nel suo libro Brainstorms, descrisse l’agrafia non come caratterizzata da una totale incapacità nello scrivere, ma dalla presenza di carenze nell’ambito della scrittura. In questo caso la persona affetta da tale patologia non mostra né un trauma cerebrale, che possa giustificare la problematica manifestata, né una perdita totale dell’uso della scrittura, per cui si trattava di qualcosa di diverso dall’agrafia.
Quindi era necessario effettuare una differenziazione: con agrafia si indica la perdita della scrittura derivante da un infarto o trauma cerebrale, mentre nella disgrafia la scrittura è mantenuta ma presenta delle anomalie e colpisce giovani, adulti e bambini.

Nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali-5 (DSM-5) non è usato il termine disgrafia, ma questo deficit è definito tramite la frase “perdita di espressione scritta”, perché coloro che ne soffrono faticano molto in questo compito, sia a livello motorio sia cognitivo, ed è inserito nella categoria dei disturbi specifici dell’apprendimento.

Per scrivere sono necessarie una serie di complesse capacità motorie, riprodotte in sequenza, e una serie di processi volti alla elaborazione del linguaggio. Nei bambini disgrafici queste abilità non sono adeguatamente integrate. Infatti, risultano essere più lenti e hanno una serie di difficoltà nello scrivere.
Senza aiuto, un bambino con disgrafia farà sicuramente fatica a scuola, con tutte le conseguenze negative che possano verificarsi sia a livello emotivo sia comportamentale.

Classificazione e tipologia della disgrafia

Esistono sintomi riferibili a questo disturbo e nel tempo sono stati classificati in 6 diverse categorie:

  1. difficoltà visivo-motorie: si rilevano problematiche nel definire e riprodurre la forma delle lettere e la spaziatura tra le stesse all’interno delle parole, nell’organizzare la direzione delle parole all’interno della pagina, nello scrivere sulle righe ed entro i margini, nel riprodurre una forma.
  2. difficoltà motorie: nell’impugnare correttamente gli strumenti di scrittura o le forbici, nel posizionarsi comodamente.
  3. problemi di elaborazione linguistica: difficoltà di elaborare un testo e comprenderlo (come le regole di un gioco ad esempio), di mantenere la concentrazione.
  4. problemi ortografici e di scrittura a mano: le regole ortografiche sono di difficile comprensione (quindi non ci si accorge se una parola è errata nello scritto nonostante la si pronunci correttamente), difficoltà a leggere la propria scrittura che spesso risulta un insieme di corsivo e stampatello.
  5. grammatica: la punteggiatura, i tempi verbali non vengono utilizzati correttamente, le frasi non sempre sono complete.
  6. organizzazione della scrittura: difficoltà nel raccontare una storia dal principio alla fine tralasciando avvenimenti importanti, produzione di testi confusi o ripetitivi.

Esistono diverse tipologie di disgrafia, classificate in base ai sintomi emersi, con possibilità di presentarsi singolarmente o in associazione di più versioni:

  • Disgrafia dislessica: la scrittura propria è illeggibile, se copiata invece no, gravi errori di ortografia.
  • Disgrafia motoria: si associa ad un defict delle abilità motorie, a scarso tono muscolare, la scrittura è molto carente anche in fase di copiatura.
  • Disgrafia spaziale: correlata ad una difficoltà percettiva dello spazio, la scrittura ne risulta incomprensibile

Disgrafia e intervento con la TCS

Come già evidenziato per le altre DSA, la Terapia Craniosacrale può attivamente collaborare nella gestione anche di questo Disturbo Specifico dell’Apprendimento, stimolando il funzionamento di specifiche porzioni cerebrali attraverso la restituzione di mobilità alle corrispettive aree craniche.

Perle di Salute: “Videogiochi per l’attenzione!”

Non sempre, come si è soliti pensare, i videogiochi rappresentano per i bambini una forma di passatempo “tossica”.
Un recente studio dell’Università d Padova (Franceschini S., Bertoni S., “Improving action video games abilities increases the phonological decoding speed and phonological short-term memory in children with developmental dyslexia in Neuropsychologia“, 2018) ha infatti dimostrato come questi strumenti possano diventare un efficace strumento per gestire le DSA, elaborando un trattamento sperimentale effettuato per due settimane su alcuni bambini supervisionati da uno specialista esperto in riabilitazione neuropsicologica dello sviluppo.

Ai bambini sono stati proposti due videogiochi commerciali d’azione che richiedevano loro un rapido dispiegamento dell’attenzione visiva. Alla fine del training, i bambini sono stati suddivisi in due gruppi, in base all’andamento dei punteggi nei videogiochi. Dai risultati finali si è constatato che il gruppo con punteggi di gioco più elevati era anche quello che ha ottenuto benefici maggiori nella lettura e nella memoria.

“Questa strategia è efficace solo se i bambini, nel gioco, riescono a utilizzare efficacemente le abilità attentive e percettive che sono impiegate anche nella lettura. Il miglioramento nella velocità di lettura ottenuto dai bambini in grado di progredire nel videogioco corrisponde al miglioramento che otterrebbe un bambino con dislessia in un intero anno di sviluppo spontaneo” aggiunge Sandro Franceschini.